Manifesto per una Politica della Pace

Introduzione

Per INSIEME la pace non rappresenta un tema settoriale dell’azione politica né un ideale da richiamare soltanto nei momenti di crisi internazionale. Essa costituisce il presupposto indispensabile per la tutela di tutti gli altri diritti e per il perseguimento del bene comune. Senza pace non vi possono essere libertà, giustizia sociale, sviluppo economico sostenibile, tutela dell’ambiente, promozione della persona e piena realizzazione della democrazia.

La nostra visione si fonda su tre pilastri strettamente connessi: la Costituzione della Repubblica Italiana, la Dottrina Sociale della Chiesa e il diritto internazionale. Essi convergono nell’affermare la dignità inviolabile della persona umana, la solidarietà tra i popoli, la giustizia e la cooperazione internazionale come condizioni indispensabili di una pace autentica e duratura. L’articolo 11 della Costituzione, con il quale l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, rappresenta uno dei cardini della nostra identità democratica. Esso non nega il diritto alla difesa, ma afferma che la guerra deve sempre costituire l’estrema ratio e che la politica ha il dovere di perseguire con determinazione ogni possibile soluzione pacifica.

Anche la Dottrina Sociale della Chiesa insegna che la pace non coincide con la semplice assenza della guerra, ma è «opera della giustizia» e frutto della verità, della libertà, della solidarietà e della fraternità tra i popoli. La pace è quindi un bene comune universale, che nessun Paese può garantire da solo e che richiede istituzioni capaci di promuovere il dialogo e la cooperazione. 

 

Principi e visione culturale

 

Per un partito che ha scelto di inserire la parola «Pace» nel proprio simbolo, questi riferimenti implicano una precisa scelta culturale.

INSIEME si riconosce nella tradizione personalista, secondo la quale la guerra non costituisce un destino inevitabile dell’umanità né una necessità inscritta nella natura dei rapporti internazionali. Essa è il risultato di decisioni umane, di ingiustizie, di nazionalismi esasperati, di fallimenti diplomatici e della debolezza delle istituzioni chiamate a prevenire i conflitti.

Se la guerra nasce da scelte umane, anche la pace può essere costruita attraverso altre scelte umane. La giustizia, il dialogo, la diplomazia, la cooperazione internazionale, l’educazione, il rispetto del diritto internazionale e la costruzione di istituzioni efficaci rappresentano gli strumenti con cui la politica può prevenire la guerra prima ancora che essa esploda.

Per questo motivo la pace non è soltanto un valore morale: è una responsabilità politica e una vera politica pubblica.

 

 

Ripensare la sicurezza

 

Le trasformazioni geopolitiche degli ultimi decenni mostrano come non sia sufficiente affidare la sicurezza esclusivamente alla deterrenza militare. La capacità di difendersi resta una componente essenziale della sicurezza, ma da sola non elimina le cause profonde dei conflitti né costruisce una pace stabile e duratura.

Il recente orientamento dei Paesi della NATO verso un significativo incremento degli investimenti nella difesa rende ancora più urgente sviluppare, con analoga determinazione, gli strumenti della prevenzione della guerra. Una società democratica investe nella propria difesa; una società lungimirante investe anche nella costruzione della pace.

Per INSIEME sicurezza e pace non sono alternative. Una sicurezza autentica nasce dall’equilibrio tra capacità di difesa, diplomazia, cooperazione internazionale, sviluppo umano, educazione alla pace e rafforzamento delle istituzioni democratiche e multilaterali. 

 

Scelte strategiche

 

Da questa impostazione discendono due grandi direttrici politiche.

  • Completamento dell’integrazione europea

Poiché l’Unione europea ha mostrato nel corso dei decenni la capacità di generare e difendere condizioni pacifiche tra un numero crescente di stati anche molto diversi tra loro e con potenziali conflitti di interesse e si è accreditata nel mondo come potenza pacifica e rispettosa del diritto internazionale, INSIEME ritiene che il rafforzamento in senso federale dell’Unione e delle sue capacità di azione internazionale rappresenti la strada maestra per sviluppare una azione politica che contrasti l’aggressività degli imperi e difenda i principi del diritto internazionale. Pertanto, è necessario lavorare affinché l’Unione Europea costruisca progressivamente una politica estera e di difesa comune, superando la frammentazione di ventisette politiche estere e di difesa. I passi già compiuti in questa direzione (tra i quali anche la costruzione del servizio diplomatico europeo (EEAS)) devono essere accelerati sotto il controllo democratico del Parlamento Europeo e dotati di risorse adeguate per poter assicurare sicurezza, promozione della pace e solidarietà internazionale.

 

  • Riequilibrio delle politiche di sicurezza

Accanto agli investimenti nella difesa è necessario destinare risorse adeguate alla prevenzione dei conflitti. Diplomazia preventiva, mediazione internazionale, cooperazione allo sviluppo, Corpi Civili di Pace, educazione alla pace, ricerca sui processi di pace e difesa civile non armata devono diventare elementi permanenti delle politiche pubbliche.

 

In questa prospettiva INSIEME sostiene un percorso di progressivo e reciproco disarmo, accompagnato dal rafforzamento delle istituzioni nazionali, europee e internazionali dedicate alla composizione pacifica delle controversie. Il disarmo non può essere un atto unilaterale, ma il risultato di un processo fondato sulla fiducia reciproca, sulla cooperazione e su efficaci garanzie internazionali. 

Proposte per una politica pubblica della pace

 

Come nel secolo scorso sono nate le politiche pubbliche dedicate alla salute, al lavoro, all’istruzione, all’ambiente e alla protezione civile, così il XXI secolo richiede la costruzione di una vera politica pubblica della pace.

Per questo INSIEME propone:

  • Istituzione di un Dipartimento per la Pace presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
  • Promozione, in sede europea, di un Commissario europeo per la Pace.
  • Rafforzamento della diplomazia italiana ed europea.
  • Maggiori investimenti nella cooperazione internazionale e nei Corpi Civili di Pace.
  • Sostegno alla ricerca scientifica sulla prevenzione dei conflitti e sulla mediazione.
  • Programmi permanenti di educazione alla pace nelle scuole e nelle università.
  • Valutazione dell’impatto delle principali politiche pubbliche sulla pace e sulla stabilità internazionale.

 

Conclusione

 

Per INSIEME la pace non è un’utopia né un semplice auspicio morale. È un progetto politico concreto.

Una politica responsabile deve certamente garantire la difesa dei cittadini e delle istituzioni democratiche, ma deve anche assumersi il compito di prevenire le guerre, affrontandone le cause profonde e costruendo gli strumenti politici, culturali e istituzionali capaci di trasformare i conflitti in dialogo.

La pace non è l’alternativa alla sicurezza: è la sua forma più alta e più duratura. Per questo vogliamo che la pace diventi una responsabilità permanente delle istituzioni, un criterio trasversale dell’azione pubblica e una priorità dell’Italia e dell’Europa.

Solo così sarà possibile costruire un ordine internazionale più giusto, più sicuro e più umano, fondato sulla dignità della persona, sulla giustizia tra le nazioni e sulla fraternità tra i popoli.

Gruppo tematico  Europa, Mondo e Pace – 31 Agosto 2026

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